Me lo chiedono spesso: "Ma come hai fatto a lasciare un lavoro sicuro da ingegnere per fare la fotografa?" La risposta onesta è: non è stata una decisione razionale. È stata una necessità.

Lo so, può sembrare strano e voglio ringraziare chi per primo ha creduto in questa scelta: Luigi Guelpa. Con il suo articolo su La Stampa ha raccontato per primo la mia storia, dandomi quella fiducia tanto necessaria per poter intraprendere questa strada che all'inizio poteva sembrare folle. Poi il mio grandissimo, gigante, maestro Angelo Nodari. Ti devo tutto. Ci manchi.

Elisabetta Rosso fotografa — da ingegnere elettronico a fotografa professionista

Il viaggio da ingegnere a fotografa

Questa è la storia che non racconto mai per intero. Con i numeri veri, le paure vere, e gli errori che ho fatto. Se stai pensando di mollare tutto per la fotografia, leggila fino in fondo — potrebbe risparmiarti qualche anno di sofferenza.

La vita prima della fotografia

Ero ingegnere elettronico. Laurea al Politecnico, lavoro in azienda, stipendio fisso, colleghi simpatici, prospettive di carriera. Sulla carta, tutto perfetto. Nella realtà, ogni mattina mi svegliavo con un peso sullo stomaco che non riuscivo a spiegare.

La fotografia era il mio rifugio del weekend. L'unico momento della settimana in cui mi sentivo completamente me stessa. Partivo il venerdì sera con lo zaino e la reflex, e tornavo la domenica sera con le batterie scariche e il cuore pieno. Il lunedì mattina era il giorno più difficile della settimana. Non perché odiassi il mio lavoro da ingegnere — ma perché avevo assaggiato qualcosa di diverso.

Elisabetta Rosso festeggia il compleanno in Islanda — passione per la fotografia di viaggio

Compleanno in Islanda — quando la fotografia diventa vita

📖 Il momento che ha cambiato tutto

Un martedì pomeriggio in ufficio, durante una riunione su un progetto che non mi interessava, ho guardato fuori dalla finestra e ho visto la luce del tramonto che dipingeva il muro dell'edificio di fronte. Ho pensato: "Quella luce tra 10 minuti non ci sarà più, e io sono qui dentro." In quel momento ho capito che stavo sprecando la risorsa più preziosa che avevo: il tempo.

Il momento della scelta

Non ho mollato tutto dall'oggi al domani. Ci ho messo due anni di preparazione attenta. Ho iniziato a fare lavori fotografici nel weekend — matrimoni, eventi, ritratti. Ho costruito un portfolio. Ho risparmiato. E quando i guadagni del weekend hanno raggiunto il 40% del mio stipendio da ingegnere, ho fatto il salto.

Il giorno in cui ho dato le dimissioni è stato il più terrificante della mia vita. Non il più bello — il più terrificante. Perché sapevo che non c'era rete di sicurezza. Se non funzionava, non potevo tornare indietro facilmente.

Il primo anno: numeri reali

Nessuno parla dei numeri. Io sì, perché credo che l'onestà sia più utile dell'ispirazione.

📊 Il mio primo anno da fotografa
Fatturato anno 1
~60% stipendio
Ore lavorate
70h/settimana
Matrimoni
12 il primo anno
Tempo per raggiungere lo stipendio
~3 anni

Il primo anno ho guadagnato circa il 60% di quello che prendevo come ingegnere, lavorando il doppio delle ore. Non è stato facile. Ma la differenza era che quelle ore non pesavano. Lavorare 14 ore su qualcosa che ami è diverso da lavorare 8 ore su qualcosa che sopporti.

Gli errori che ho fatto

  1. Prezzi troppo bassi — per paura di non avere clienti, ho iniziato con prezzi ridicoli. Risultato: tanto lavoro, poco guadagno, e clienti che non apprezzavano il valore. Ci ho messo due anni a correggere.
  2. Dire sì a tutto — matrimoni, battesimi, foto di prodotto, eventi aziendali. Facevo tutto. E non eccellevo in niente. La specializzazione è arrivata dopo, ed è stata la svolta.
  3. Ignorare il marketing — pensavo che le foto parlassero da sole. Non è così. Il passaparola funziona, ma ci vuole tempo. Avrei dovuto investire in presenza online fin dal primo giorno.
  4. Non investire in formazione — ero brava tecnicamente (grazie all'ingegneria), ma la composizione, la luce, il racconto visivo — quello si impara. Ho perso tempo a reinventare la ruota.
  5. Lavorare da sola — la solitudine del freelance è reale. Avrei dovuto cercare una community di fotografi prima. Condividere dubbi, chiedere feedback, crescere insieme.
Elisabetta Rosso fotografa — ritratto in bianco e nero, fotografa professionista
Vent'anni dopo quella scelta — non cambierei nulla

La svolta

La svolta è arrivata quando ho smesso di fare "la fotografa" e ho iniziato a fare "la mia fotografia". Ho scelto di specializzarmi in fotografia di viaggio e paesaggio. Ho iniziato a insegnare. Ho creato i primi workshop. E ho scoperto che insegnare mi rendeva una fotografa migliore — perché per spiegare qualcosa devi capirla davvero.

Poi sono arrivati i viaggi fotografici, la Nikon School, i premi internazionali, il libro "Elements", PhotoLab Academy. Oggi fotografo anche matrimoni con approccio reportage e organizzo viaggi fotografici nel mondo. Insegno fotografia nella mia accademia di fotografia online. Ma tutto è nato da quella decisione terrificante di vent'anni fa. Oggi quella scelta si riflette in ogni servizio che offro, dal wedding reportage a Torino ai viaggi fotografici nel mondo.

🎙 Ospite nel podcast "Pionieri" — Il Sole 24 Ore

La mia storia di transizione da ingegnere a fotografa è stata raccontata nel podcast "Pionieri" de Il Sole 24 Ore, condotto da Giuseppe Rivello. Un'intervista in cui racconto il percorso, le paure, e cosa significa davvero lasciare tutto per seguire una passione.

💡 La lezione più importante

Non aspettare di essere "pronto". Non lo sarai mai. La preparazione è importante, ma a un certo punto devi saltare. Il momento perfetto non esiste — esiste il momento in cui decidi che la paura di non provarci è più grande della paura di fallire.

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Guardando indietro a questi vent'anni, non cambierei nulla. Nemmeno gli errori, nemmeno i momenti di paura, nemmeno le notti insonni dei primi anni. La paura che mi ricordo di più: e se quel momento specifico, fotografato ad esempio ad un evento come un matrimonio, non sarà in grado di emozionare gli sposi? Ma tutto questo serve sempre per alzare l'asticella (gli americani dicono "raise the bar"!) e ottenere dalle proprie paure la spinta per fare sempre meglio, sempre di più e avendo SEMPRE in mente, come prima cosa, la felicità e la soddisfazione dei clienti. Vale per tutto, dai viaggi ai matrimoni e naturalmente ai corsi di fotografia. Ogni difficoltà mi ha insegnato qualcosa e mi ha resa la fotografa che sono oggi. La strada da ingegnere a fotografa non è stata lineare, ma è stata autentica. E l'autenticità, nella fotografia come nella vita, è l'unica cosa che conta davvero.

Se state leggendo questo articolo e sentite quella stessa inquietudine che sentivo io vent'anni fa — quel peso allo stomaco il lunedì mattina, quella sensazione che la vostra vita potrebbe essere diversa — ascoltatela. Non ignoratela. Potrebbe essere l'inizio di tutto.

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