Vent'anni fa il mio zaino fotografico pesava 18 chili. Diciotto. Tre corpi macchina, sei obiettivi, filtri per ogni occasione, flash, batterie di scorta per un esercito, e accessori che non ho mai usato nemmeno una volta. Camminavo piegata come una nonna e alla fine della giornata avevo più mal di schiena che foto buone.

Oggi il mio zaino pesa 7 chili. Un corpo, due obiettivi, un treppiede in carbonio e pochi accessori essenziali. E sai cosa? Le mie foto sono infinitamente migliori. Non nonostante l'attrezzatura ridotta — grazie all'attrezzatura ridotta.

Questa è la storia di come ho imparato che meno è meglio, e la lista completa di cosa porto davvero quando parto per un viaggio fotografico.

L'evoluzione del mio zaino in 20 anni

La mia storia con l'attrezzatura è la storia di una lenta, dolorosa sottrazione.

Fase 1: L'accumulo (2004-2010). Compravo tutto. Ogni obiettivo che usciva, ogni accessorio che vedevo recensito, ogni gadget che prometteva di migliorare le mie foto. Avevo un 14-24mm, un 24-70mm, un 70-200mm, un 105mm macro, un 50mm f/1.4, un fisheye. Più un secondo corpo "di backup", un flash, un trigger remoto, filtri ND di ogni gradazione, un set completo di filtri GND. Il mio zaino era un Lowepro enorme che sembrava un bagaglio da spedizione polare.

Fase 2: Il dubbio (2010-2015). Ho iniziato a notare un pattern: le mie foto migliori erano quasi tutte scattate con gli stessi due obiettivi. Il 16-35mm e il 70-200mm. Il resto lo portavo "per sicurezza" ma non lo usavo quasi mai. Il macro? Forse due volte all'anno. Il fisheye? Un giocattolo. Il secondo corpo? Un peso morto.

Fase 3: La liberazione (2015-oggi). Ho iniziato a togliere. Prima il fisheye. Poi il macro. Poi il secondo corpo. Poi il flash. Ogni cosa che toglievo mi faceva sentire più leggera — fisicamente e mentalmente. Meno scelte significava meno indecisione. Meno peso significava più energia per camminare, esplorare, aspettare la luce giusta.

💡 La lezione più importante

Ogni oggetto nel tuo zaino ha un costo che non è solo economico. È peso sulla schiena, tempo per decidere cosa usare, spazio mentale occupato. Se un accessorio non lo usi almeno il 30% delle volte che esci, non merita un posto nel tuo zaino.

La filosofia anti-GAS

GAS — Gear Acquisition Syndrome. La sindrome dell'acquisto compulsivo di attrezzatura. Se sei un fotografo, la conosci. Quel prurito quando esce un nuovo obiettivo. Quella vocina che dice "con quel 24-120mm f/4 le tue foto sarebbero migliori". Quella certezza irrazionale che il prossimo acquisto cambierà tutto.

È una bugia. E lo dico dopo aver speso migliaia di euro in attrezzatura che non mi ha reso una fotografa migliore di un centesimo.

La verità scomoda è questa: dopo un certo livello di qualità (che oggi si raggiunge con qualsiasi mirrorless di fascia media), l'attrezzatura non fa la differenza. La differenza la fanno la luce, la composizione, il momento, la storia. Tutte cose che non si comprano.

Ho visto fotografi con attrezzatura da 15.000 euro fare foto mediocri. E ho visto ragazzi con una Fuji usata da 500 euro fare foto che mi hanno fatto piangere. La fotocamera è uno strumento — come un pennello per un pittore. Puoi avere il pennello più costoso del mondo, ma se non sai dipingere, resta un bastoncino con dei peli.

Il mio consiglio anti-GAS: prima di comprare qualsiasi cosa, chiediti: "Le mie ultime 100 foto sarebbero state migliori con questo oggetto?" Se la risposta onesta è no, non comprarlo. Investi quei soldi in un viaggio — quello sì che migliorerà le tue foto. Nel corso Fotografia di Viaggio spiego come scegliere l'attrezzatura giusta per ogni destinazione.

Il mio kit attuale

📋 Il kit completo di Elisabetta Rosso (2026)

Corpo: Nikon Z8 (unico corpo — sì, senza backup)
Obiettivo 1: Nikkor Z 14-24mm f/2.8 S — il mio grandangolo per paesaggio e aurora
Obiettivo 2: Nikkor Z 70-200mm f/2.8 VR S — compressione, dettagli, wildlife
Obiettivo 3 (occasionale): Nikkor Z 50mm f/1.2 S — solo per ritratti e poca luce
Treppiede: Gitzo Traveler GT1545T in carbonio (1.2 kg)
Filtri: Kase Wolverine polarizzatore + GND soft 3 stop + ND 6 stop
Batterie: 3 batterie EN-EL15c (la Z8 dura tantissimo)
Schede: 2× CFexpress 256GB + 1× SD 128GB backup
Pulizia: Panno microfibra + soffietto Giottos
Zaino: Shimoda Explore V2 30L
Peso totale: ~7 kg con treppiede

Perché un secondo corpo? Me lo chiedono in tanti. La risposta è semplice: in un viaggio fotografico non puoi permetterti di restare senza macchina. Un guasto, una caduta, l'umidità — basta un imprevisto e il viaggio è compromesso. Il secondo corpo è la tua assicurazione. Non deve essere lo stesso modello: anche un corpo più piccolo e leggero va benissimo. L'importante è averlo. E no, il telefono non è un backup — è un'altra cosa.

Dune della Namibia — fotografate con kit essenziale
Le dune della Namibia — scattata con il 70-200mm, l'obiettivo che uso di più in assoluto. Meno attrezzatura, più concentrazione sulla luce

Cosa porto in Islanda

L'Islanda è il test definitivo per l'attrezzatura. Vento, pioggia, sabbia, spray salino, temperature sotto zero. Se la tua attrezzatura sopravvive all'Islanda, sopravvive ovunque.

Kit Islanda = kit base + protezioni extra:

La cosa più importante in Islanda non è l'attrezzatura — è la protezione dell'attrezzatura. Ho visto fotografi rovinare obiettivi da 2.000 euro per non aver portato un panno da 5 euro. La sabbia nera islandese è vulcanica e abrasiva: un granello sul sensore e hai un problema serio.

Cosa porto in Namibia

La Namibia è il paradiso del teleobiettivo. Dune, wildlife, distanze enormi. Qui il grandangolo lo uso il 30% del tempo, il tele il 70%.

Kit Namibia = kit base con priorità tele:

Cosa porto in Giappone

Il Giappone è l'opposto dell'Islanda e della Namibia. Non servono protezioni estreme, non servono focali lunghissime. Serve discrezione.

Kit Giappone = kit leggero e discreto:

In Giappone ho imparato che a volte il kit migliore è quello più piccolo. Le foto più belle del mio viaggio a Kyoto le ho fatte con il 50mm e basta. Un obiettivo, nessuna scelta da fare, concentrazione totale sul momento.

Foresta di bambù in Giappone — scattata con kit minimo
La foresta di bambù di Arashiyama — scattata con il solo 50mm. A volte un obiettivo è tutto ciò che serve

Il peso conta (più di quanto pensi)

Parliamo di numeri. In un viaggio fotografico tipico cammino tra i 10 e i 20 km al giorno. In Islanda, spesso su terreno irregolare. In Namibia, sulla sabbia. In Giappone, su e giù per scalinate di templi.

Ogni chilo in più sulle spalle è energia in meno per fotografare. Non è solo una questione di comfort — è una questione di qualità delle foto. Quando sei stanco, non ti abbassi per cercare il primo piano. Non aspetti 20 minuti per la luce giusta. Non cammini quei 500 metri in più per raggiungere il punto di vista migliore. Fai la foto comoda, quella dall'altezza degli occhi, quella veloce. E torni a casa con foto mediocri.

Ho fatto un esperimento l'anno scorso: ho confrontato le foto degli ultimi 5 km di una giornata di trekking con quelle dei primi 5 km. Le foto del mattino erano migliori — più curate, più creative, più pazienti. Quelle del pomeriggio erano frettolose, pigre, prevedibili. La differenza? La stanchezza. E la stanchezza è direttamente proporzionale al peso dello zaino.

⚖️ La regola del 10%

Il tuo zaino fotografico non dovrebbe pesare più del 10% del tuo peso corporeo per camminate lunghe. Se pesi 70 kg, il tuo zaino completo (fotocamera, obiettivi, treppiede, acqua, snack) non dovrebbe superare i 7 kg. Sembra poco? È esattamente il punto: ti costringe a scegliere solo l'essenziale.

Il mio consiglio finale: prima del prossimo viaggio, pesa il tuo zaino. Poi chiediti cosa usi davvero. Quel filtro che usi una volta su dieci? Quel flash che non hai mai tirato fuori? Togli il superfluo, ma tieni sempre il secondo corpo e il treppiede. Parti più leggero dove puoi e nota la differenza — nelle tue gambe e nelle tue foto.

🌍 Viaggia leggero, fotografa meglio

Viaggi fotografici: Islanda, Namibia, Giappone

Nei miei viaggi fotografici lavoriamo anche sull'attrezzatura: cosa portare, come organizzare lo zaino, come proteggere il kit. Piccoli gruppi, guida personalizzata, luoghi fuori dai circuiti turistici.

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Domande frequenti

Qual è il miglior zaino fotografico da viaggio?
Dopo averne provati una dozzina, uso il Shimoda Explore V2 30L. È comodo per camminate lunghe, protegge bene l'attrezzatura, e ha l'accesso laterale che per me è fondamentale. Ma lo zaino migliore è quello che ti fa dimenticare di averlo addosso — provane diversi prima di comprare.
Quanti obiettivi portare in viaggio?
Due. Massimo tre. Io porto un 16-35mm e un 70-200mm, più occasionalmente un 50mm f/1.4 per le situazioni di poca luce. Ogni obiettivo in più è peso che paghi con la schiena e tempo che perdi a decidere quale montare.
Serve il treppiede in viaggio?
Dipende da cosa fotografi. Per paesaggio e aurora boreale, sì — è indispensabile. Per street photography e reportage, no. Io lo porto sempre ma uso un modello in carbonio da 1.2 kg. Il treppiede pesante resta a casa.
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